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In genere l'infanzia è quello che nella vita ci sembra il periodo più breve, forse perché dell'infanzia si ricorda poco o niente. Incredibilmente per me è il contrario. Tornando indietro nel tempo mi stupisco nel rendermi conto che ancora ho vivi dei ricordi di quando avevo poco più di un anno e mezzo o due. La mia infanzia è uno scrigno con i ricordi più preziosi: piccole gioie che rappresentano l'eredità sulla quale costruire il mio futuro. Forse succede a tutti quelli che sono stati bambini felici e di questo ringrazio mio padre e mia madre. Ricordo molto bene la casa dove abitavo, il mio inseparabile “Gru Gru”, un orsacchiotto che ha raccolto i miei primi ragionamenti, le mie prime confidenze. Ricordo le lunghe chiacchierate con mio padre, compunta come un'adulta, competitiva e chiacchierona, molto chiacchierona, vista la lunghezza delle registrazioni che mio padre faceva di queste conversazioni. Ricordo i primi versi di una poesia che gli dedicai a tre anni. Faceva così: “papà caro, la tua bambina è tanto tanto piccolina ed è per te un amore grande cosi (e qui allargavo le braccia più che potevo) ed è per questo che ti dice papà caro sei felice”. Era mia madre la maestra che si divertiva anche ad insegnarmi a cantare “Come porti i capelli bella bionda” e “Le manine piccoline”. Mi ricordo quando, attaccata la mia manina al pollicione della mano di papà, mi facevo portare da lui a spasso per la città, o quando, in pizzo sopra le sue grandi scarpe, lui mi trasportava per tutta la casa canticchiando la musichetta di Stanlio e Ollio: "pipì... pipò... pipì... pipò". Mi sono sempre sentita tanto grande e anche tanto piccola. Grande perché i miei volevano che sedessi a tavola con loro e che fossi partecipe di ogni loro decisione importante. Ero tanto piccola che potevo camminare sotto al tavolo in piedi. Ed è per questo che ora che sono grande mi sento ancora tanto piccola. Mi ricordo il grande albero dove c’era il cuculo che cantava. Mi ricordo che facevo sempre tante domande a tutti, per strada, dicendo "Ciao, mi chiamo Bea Mini, e tu?" Ero sempre curiosa di apprendere di più di questa vita… Mi ricordo che a due anni e mezzo è nato mio fratello, il dono più grande, ed abbiamo lasciato la casa dove sono nata io. Insieme ad un amato fratello mia madre ha voluto regalarmi anche un pianoforte. Quello per me è stato un momento di grande passaggio. Ho compreso come potevo comunicare ed estraniarmi, non solo con le persone, ma anche con l’armonia delle note e dell’arte. La musica mi ha accompagnato fino all’età di 17 anni, ho frequentato le scuole medie al conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia ed ho continuato a frequentare il conservatorio, pur facendo il liceo classico, cosa che per una ragazza molto giovane, piena di vita e di voglia di vivere come me, è stato un duro sacrificio da sostenere. Se mia madre mi ”vedeva” musicista, mio padre da parte sua mi “immaginava” pittrice riconoscendomi una certa spiccata attitudine verso quest'arte ed è per questo che sin da piccola ho sempre trafficato con pennelli e colori, dipingendo con qualsiasi materiale. La mia famiglia ha anche una galleria d’arte a Perugia, nel centro della città. Per questo ho sempre frequentato artisti di tutto il mondo, soprattutto persone molto giovani e grandi talenti che papà, a differenza di tanti galleristi che non contribuiscono ad aiutarli, faceva lavorare senza chiedere loro nulla. Cosi ho imparato tante cose dalla vita. Ho imparato che è bello crescere in una città piccola ma dove si respira arte e cultura ad ogni passo, che è bello apprezzare quello che le persone sono veramente nel loro essere e non il loro apparire. Sono sempre stata contornata da tante amiche soprattutto internazionali, perché crescendo a Perugia ho sempre avuto la possibilità di frequentare gente di tutte le culture per via dell’Università per Stranieri più grande d’Italia. Ho imparato quanto è bello il sacrificio dello studio e soprattutto è cresciuto in me il desiderio di conoscere il mondo. A 14 anni mi sono iscritta alla scuola del Teatro Di Sacco, che ho frequentato fino a 17 anni e mezzo. Alla fine di ogni anno gli spettacoli, che sono stati anche il debutto per Filippo Timi, attore che attualmente sta avendo ottime riconoscimenti dalla critica. Conseguita la maturità classica…. un lungo blocco per il quale ho smesso di suonare il pianoforte (che suonavo per non meno di otto ore al giorno). Da qui, nel corso degli anni, non ho più vissuto a Perugia. Ma Perugia è sempre la città che mi è rimasta nel cuore. La città dove vive la mia famiglia nel pieno centro storico. La città dove ho conseguito la mia laurea in legge (tornando per dare esami da tutte le parti dove mi trovavo nel mondo e dedicandola ad i miei genitori). Mi ritiro appena posso nel mio casolare in campagna con i miei animali, a dipingere, a fare sculture e a dilettarmi a cucinare piatti umbri accompagnati da buon vino locale. Amo stare a piedi nudi nel verde e vedere sbocciare le piante che io stessa ho piantato nel mio giardino (prevalentemente rose che sono il mio fiore preferito, in specie la candida e splendida "Monna Lisa"). Il casolare che ho in campagna è immerso nel verde ed è alle pendici di un monte che si chiama Tezio, dove era l'oracolo della dea Teti. Anche gli antichi romani venivano in pellegrinaggio da Roma a pregare questa antica dea. Nel corso di questi anni, da quando ho lasciato la mia città natale, ho dedicato tutte le mie energie allo studio della recitazione incontrando e seguendo insegnanti come Bernard Hiller (Los Angeles e Roma), Francesca De Sapio (Roma) e Julie Vilmont (Parigi). Ho seguito varie scuole di teatro, di dizione e di fonetica, ma mi sono resa conto che la più grande scuola al mondo è la vita. Lasciata Perugia ho vissuto prima a Vienna, poi a New York, un piccolo periodo a Los Angeles, poi a Roma, alcuni anni a Parigi, ed ora eccomi qua, di nuovo a Roma, dove mi hanno chiamata per interpretare la fiction per la televisione che si chiama “Il Sangue e la Rosa", ma sempre pronta con la valigia in mano per andare dove questo mestiere vorrà portarmi.
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